Bouncing Souls 20th Year Anniversary Tour
1 ottobre 2009
Ci sono pochi gruppi musicali che idolatro, uno solo che non mi ha mai delusa.
Quando vengo a sapere del live dei Bouncing Souls il 6 settembre al Rockplanet di Pinarella di Cervia, inizio a fremere dalla voglia di partire per andarmi a godere il concerto dei miei sogni.
Il punk rock è stato la colonna sonora della mia adolescenza, la base dei miei attuali gusti musicali, quindi contiene una bella fetta della mia identità.
E i Bouncing Souls, con i loro testi onesti, pieni di parole semplici, prive di finzione e buonismo alcuno, sulla vita, le amicizie, il crescere e quant’altro, sono per me fonte di costante ispirazione.
La distanza di oltre trecento chilometri che mi separava dall’ascoltare il mio gruppo preferito dal vivo è diventata immediatamente irrilevante. L’esperienza, attesa per ben nove anni, imperdibile.
Il Rockplanet è un piccolo locale in provincia di Ravenna, piccolo per chi come me è abituato ai concerti romani, ma si presta perfettamente ad accogliere il pubblico molto contenuto di un gruppo praticamente sconosciuto ai più.
Inutile io mi perda in parole riguardo la performance, sarebbero soltanto un’inutile conferma della mia totale devozione verso i Bouncing Souls e la loro musica, ciò che più m’è rimasto impresso è stato il come mi sia ritrovata a chiacchierare con loro, la cortesia e la favolosa disposizione d’animo che mi hanno riservato, il loro riuscire a farmi sentire tra vecchi amici, sebbene non m’avessero mai vista prima, offrendomi cibo, alcool, chiacchiere e risate.
Sul mio account di flickr potete vedere alcune foto.
Io, invece, non vedo l’ora di riascoltarli dal vivo, di incontrare di nuovo i miei nuovi vecchi amici.
Festa delle Fate a Brugnato
30 settembre 2009
Ci sono passata diverse volte accanto, pensando non valesse la pena fermarcisi, sembrava un qualsiasi abitato della provincia industriale italiana.
Sbagliavo, invece.
Si trattava solo della parte nuova del paese, quella che dà sulla strada provinciale.
Ho deciso di passarci una serata quando ho letto della festa delle fate, su un cartello affisso poco dopo l’uscita dell’autostrada A12.
Brugnato, così, s’è rivelato essere un bellissimo borgo medioevale della Val di Vara, a pochi chilometri dalle Cinque Terre, e, probabilmente non ci sarebbe stata migliore occasione per scoprirlo di quella sera di luglio.
Il paese illuminato dalle flebili fiammelle delle candele romane alla citronella, il suono rilassante dell’arpa, le ghirlande per i capelli fatte di fiori intrecciati, le bambine con le ali di tulle che correvano giocando tra loro, l’odore dell’idromele e dell sidro sorseggiati piano, l’aria fresca della sera che richiedeva un maglione leggero, le famiglie riunite nella piazza del paese ad osservare una messa in scena d’una favola, con draghi, elfi, folletti, fate e principesse sotto sortilegi salvate da principi coraggiosi.
È stata una bella serata, nel modo più semplice in cui una serata può esser bella.
Estate
25 settembre 2009
Ho trascurato un po tutto ultimamente, incluso il mio blog, e do la colpa alla vita, che mi sbatacchia a destra e manca, lasciandomi poco tempo per fissare i pensieri.
Certe volte la ringrazio anche per lo stesso motivo, lo ammetto.
La mia estate è scivolata via, senza che ne ho lasciato traccia qui, senza che me ne sia resa poi troppo conto.
È stata un’estate atipica, prettamente romana, altamente lavorativa, con piccoli ritagli di svago.
La mia sete di viaggi non è stata sedata, se non da piccole sortite altrove, di pochi giorni, e tutte in Italia.
La mia neonata necessità di acqua ha trovato la sua piccola valvola di sfogo sulle spiagge di Ostia, in Liguria e sulle sponde dei laghi vicini alla mia grande città.
Tutto sommato però, nel suo essere senza fronzoli, è forse stata l’estate più inaspettatamente piacevole io abbia avuto da un bel po d’anni a questa parte.
Credo questo di doverlo alle persone che ho avuto accanto, che m’hanno permesso di respirare a pieni polmoni ogni istante, godendo del continuo scambio di sorrisi, delle notti passate a perdersi in considerazioni sulla vita, con il naso all’insù, guardando le stelle cadere e sperando.
O forse lo devo solo a me stessa, che tra mille sbalzi d’umore, sono ancora in grado di mettermi nella prospettiva giusta ed apprezzare la bellezza pura.
Fotografia
26 luglio 2009
Visto che ultimamente sono in contatto con persone che con la fotografia ci si pagano da vivere o semplici appassionati, ho assistito, curando lo styling, a svariati set e, per lavoro, più d’una volta, m’è capitato di dover scegliere tra vari scatti, ho arbitrariamente deciso di provare a darmi alla fotografia.
Decisione naif e istintiva, che come ogni mio proposito, lascia il tempo che trova.
In più non ho una macchinetta seria, a dire il vero non ho proprio una macchinetta, ho preso qualche volta in prestito la fotocamera digitale compatta di mio fratello (che rivedrò tra un mese, visto che ora è con lui in Messico) scattando più o meno alla rinfusa tutto ciò che cattura la mia attenzione. Chi ci capisce qualcosa ha storto il naso, sfoderando comici appellativi di disprezzo riguardo la fotocamera, sgridandomi perché non conosco le regole base della fotografia e riempiendomi di link dove studiarle.
Non appena potrò rimettere le mani sul mio nuovo giocattolo cercherò di prestare attenzione ai consigli che ho ricevuto, per ora potete vedere cosa ho combinato sul mio account di Flickr.
Battiato in Tour
26 luglio 2009
Erano anni che non lo vedevo dal vivo perché fondamentalmente ad ogni suo concerto equivale una grande depressione nelle mie risicate finanze, ma questa volta, dopo molte passate rinunce, ho deciso ugualmente di concedermi Franco Battiato dal vivo, il 10 di luglio al teatro romano di Ostia Antica.
E ne è valsa la pena, più del solito.
Non apprezzo particolarmente la musica italiana, fatta eccezione di quella prodotta da un gruppetto sparuto di artisti, forse sento la mancanza di testi all’altezza delle mie aspettative, di parole in grado di catturarmi e trascinarmi via dal torpore che mi contraddistingue.
Ma Battiato, oltre a produrre poesie incredibili, appagando la mia voglia di frasi auliche, ce l’ho nel sangue. Sono cresciuta ascoltandolo nei viaggi in macchina, piace molto a mio padre, e la sua produzione musicale ha fatto da sottofondo a più d’uno dei miei attimi intensi che fanno parte del mio vissuto.
Così non mi sono per nulla sorpresa quando, accucciata sui gradini millenari del teatro, ascoltando Battiato cantare tra le colonne, ho sentito una miriade di lacrime attraversarmi le guance.
La foto allegata al post l’ha fatta Stefano. Potete vedere altre fotografie fatte da lui, del concerto e non, sul suo account di Flickr.
Viaggiare
8 luglio 2009
Spesso perdo ore a fantasticare sui posti, vicini o lontani che siano.
Quando ero bambina, la geografia era la mia materia preferita.
Sono cresciuta, ma credo di avere mantenuto questa curosità nei confronti del mondo.
Nel mio piccolo esprimo la mia tendenza geografica in vari modi: cerco scorciatoie sul Tuttocittà, studio percorsi senza salite, mi perdo tra gli snodi delle cartine delle metropolitane, ingrandisco al massimo dei pixel consentiti Google Earth per vedere qualsiasi sciocchezza, quando non vado di fretta vago cercando nuove strade, rimpiccolisco la mappa del Tom Tom di Cinzia per capire se stiamo andando verso Roma nord o ovest, studio le uscite delle autostrade, mi diverto a girare il mio mappamondo puntando un luogo a caso e fantastico sul come sarebbe visitarlo per una mezz’oretta buona, tengo sempre a portata di mano l’Atlante della National Geographic Society, il secondo regalo ricevuto che ho più apprezzato in vita mia e, infine, quando mi viene chiesto “Partiamo”, rispondo sempre di sì, senza mai esitare.
Vorrei vedere quanto più possibile, mi sento come una spugna, avida d’essere impregnata di immagini, di dettagli, di colori, d’odori, di suoni, di volti, di sapori, di voci.
Voglio esplorare ogni angolo del mondo, più di ogni altra cosa.
Fotografie
25 giugno 2009
Le adoro, e più vecchie sono, più le adoro.
Non sono brava a farne, non ho mai capito nulla di pellicole, esposizioni e tecnicismi vari, ma se mi trovo davanti un vecchio album, un mazzetto di foto sfuse, una cartella in digitale, state pur certi che posso passare ore intere a sfogliare, formulando commenti di qualsiasi natura, vagando con la mente nei ricordi che conosco e immaginandomi quelli di cui ho solo sentito parlare. Sarà perché a casa mia non sono mai girate troppe fotografie, sarà per questa sindrome da privazione, ma nutro un rapporto realmente morboso verso le istantanee.
Oggi mi sono fatta capitare, volontariamente, delle vecchie fotografie della famiglia di mia nonna paterna. Ve ne allego un paio.
Nella prima c’è mia nonna, la ragazza con la camicetta a pois e la gonna nera, assieme ai suoi fratelli, nella seconda, invece, i miei bisnonni con il maggiore dei figli.
After Dark
20 giugno 2009
Con i libri di Haruki Murakami, in genere, ho un approccio molto lento nel carburare.
Finisce sempre che me li porto per mesi nella borsa, li leggo sbocconcellandoli, come fossero un mucchietto di ciliegie di cui godere, con estrema calma.
After Dark, invece, me lo sono ingoiato con tutto il seme in un paio di giorni, leggendolo di notte, tra zanzare, sigarette e lenzuola, ascoltando un gatto in amore miagolare disperato nel giardino del mio condominio.
E proprio di notte è ambientata la storia, l’intreccio di personaggi silenziosi e schivi che quando parlano, però, enunciano verità definitive, che si muovono in un buio confortevole ma non troppo, che vivono, con diversi approcci, un unico dolore universale.
Mari, la protagonista, è un personaggio estremamente contraddittorio, in cui m’è venuto facile rispecchiarmi. Una ragazza dura, che prova a fare la dura, mentre assiste pietrificata, con impotenza e terrore, il trascorrere delle ore e della sua vita, per, infine, cedere a ciò che porta dentro, al sentimento d’amore e gratitudine nei confronti della sorella.
Murakami, ancora una volta, dimostra che le mie aspettative sono ben riposte.
Tour of the Universe, Depeche Mode
17 giugno 2009
Con il biglietto in tasca, ricevuto come regalo di compleanno, e le aspettative alte, ieri sera sono andata a vedermi i Depeche Mode, nella tappa romana del loro Tour of the Universe, allo stadio Olimpico.
Ho sempre sentito dire che i grandi concerti negli stadi sono di forte impatto, ma prima di ieri non m’era mai capitato di assistere ad un evento così mastodontico.
Spalti e parterre gremiti di persone. Palco gigantesco. Megaschermi.
E poi, piccolissimi, grandi quanto francobolli visti dal mio posto, i Depeche Mode.
Del concerto forse apprezzo più il carpire gli sguardi carismatici dei musicisti, l’ascoltare bene la musica, per questo ho sempre preferito quelli piccoli, dove la gente è poca e si possono cogliere bene i dettagli della performance.
In ogni caso, ho goduto di quasi tre ore di live del gruppo che ha accompagnato parte del mio inverno, e al quale sono legati molti ricordi, quindi direi che la serata è stata sufficentemente carica a livello emotivo e m’ha lasciato un grande strascico di malinconia, in cui mi cullerò ancora per qualche ora, ripensando a Dave Gahan, alto e malsanamente magro, nei suoi pantaloni aderenti neri, col torso nudo che, senza accorgersene, come un angelo perverso e seducente, mi ha presa per mano e trascinata nel silenzio più profondo.
Semplicità
7 giugno 2009
Ho incontrato nella mia vita lunga ventisei anni alcune persone a cui avrei potuto voler bene, semplicemente.
Dico potuto perché passo troppo tempo ad analizzare ciò che provo e lascio poco spazio alla pura azione, ai gesti epidermici, al fluire dei liquidi e alle conseguenze di questo. Dico potuto perché l’amore è un sentimento che forse ho idealizzato troppo, l’ho riempito di fiori, stelle, farfalle nello stomaco e meravigliose sensazioni, l’ho messo sullo scaffale più alto, e l’ho reso difficilmente raggiungibile, quasi non me lo dovessi concedere ricordandomi le troppe controindicazioni. Dico potuto perché a me non viene facile lasciarmi andare a qualcosa, soprattutto a qualcuno, conscia del fatto che potrebbe arrecare una sofferenza immane, consapevole che sono molte le cose che logorano i rapporti.
Non sono mai stata capace di smettere di lasciare il freno a mano, ma certe volte, ultimamente, sento forte questo impulso.
Soprattutto quando vedo le persone sorridere ed illuminarsi in volto. Soprattutto quando vedo gesti di semplice affetto, fatti senza troppi ricami, senza pretese o aspettative. E soprattutto quando vedo il mio animo disposto a non leggerci nulla di trascendentale, a vedere le cose per quello che sono, a lasciarmi permeare dalla pura consapevolezza che nulla è garantito e tutto ciò che possiamo fare è soltanto prenderci ciò che ci spetta.






