Undici Marzo Duemilaundici
14 marzo 2011
Generalmente quando accade un evento di rilevanza mondiale, per il mio stupido voler essere contro corrente ad ogni costo, fingo di ignorare i fatti, gli do poca importanza ed evito di parlarne a lungo.
L’undici Marzo, come ogni mattina, mi sono preparata il caffè e ho aperto i siti di notizie per vedere cosa succedeva là fuori.
Il cuore mi si è fermato.
Nei giorni successivi non ho potuto fare a meno di incollarmi ai siti di informazione e leggere tutto il leggibile.
Ho sempre amato il Giappone, quando ero più giovane per me era un ossessione. Leggevo manga, ascoltavo musica giapponese, traducevo i testi delle canzoni, cercavo di memorizzare gli ideogrammi ed imparare qualche parola e credo di aver completamente divorato la narrativa contemporanea del sol levante.
Sono convinta che ognuno di noi ha un suo luogo, che non necessariamente è quello in cui si nasce o si vive. Per lungo tempo ho creduto fosse il Giappone il mio luogo d’appartenenza. Poi ho capito di essere destinata altrove, ma l’idea di visitare la terra nipponica è sempre rimasta in me.
Il mio pensiero, in questi giorni, è sempre su quelle coste, spazzate vie dalle gigantesche onde, sulla terra che trema e sul rischio spaventoso di una fusione nucleare.
Non ho intenzione di scrivere luoghi comuni sul temperamento dei giapponesi, sul loro legame con la natura, sul contegno, le file ordinate e i caschetti gialli, ne ho letti pure troppi e ne sono nauseata.
Tanto meno è mia idea aggiungere una voce al dibattito in corso sull’energia nucleare e la sua scarsa sicurezza per la salute e l’ambiente, il problema, al momento non è quello.
Semplicemente, voglio soltanto augurare loro di rialzarsi quanto prima.